La creatività? Si impara a scuola con il relax e senza tecnologia

by Robert Calabro
La Repubblica, Italian newspaper


Da New York i workshop di Shelley Berc e Alejandro Fogel Corsi full immersion con esercizi e tecniche di rilassamento Meditazione, canto e altro ancora per “riprendere a sognare” e l’obbligo di “scollegarsi” per almeno mezz’ora al giorno SE L’ELEGANZA si impara sui banchi, perché non apprendere anche ad essere creativi? Dopo i libri e i corsi su come diventare chic, è la volta dei workshop sulla creatività. L’idea arriva dalla Grande Mela dove Shelley Berc e Alejandro Fogel insegnano il loro metodo a scrittori, artisti, scienziati, poeti o semplici curiosi. Scrittrice e drammaturga lei, con opere rappresentate in importanti festival europei quali Avignone ed Edimburgo, artista multimediale di grido lui: dal 1993 i due amici hanno deciso di mettere insieme esperienze e metodologie per diffondere il verbo del “pensiero creativo” in tutto il mondo.

Oltre a New York, tengono seminari itineranti, rigorosamente full immersion, anche nel Vecchio Continente: da Creta a Barcellona, da Praga a Bruges, passando per Dublino e Firenze dove il prossimo corso si terrà dal 9 al 18 luglio 2006. Costo delle lezioni? Seicentocinquanta dollari per un corso intensivo di quattro giorni a New York, 1650 per i seminari di nove giorni in Europa, hotel incluso.

Ma cosa insegnano Berc e Fogel? E come si impara ad essere creativi? “Insegniamo una serie di esercizi volti a rilassare, suscitare reazioni ed espandere il corpo e la mente”, spiega la scrittrice e co-ideatrice dei Creativity Workshop. “Si tratta di esercizi di visualizzazione, tecniche di rilassamento del corpo e di percezione dei sensi. Proponiamo inoltre le tecniche dei Surrealisti, come la scrittura e la pittura automatiche. Tutti i nostri esercizi sono volti a far sognare più velocemente di quanto pensiamo, per scavalcare le paure, i blocchi razionali che ci separano dalla nostra parte creativa. Cerchiamo di creare un senso di gioia e un’atmosfera di gioco in modo che sensazioni come il fallimento non esistano nel processo creativo. Nella nostra società la gente ha così tanta paura del fallimento che non si permette più di sognare”.

Shelley e Alejandro sono convinti che sviluppare una forte creatività interiore aiuti a vivere meglio in ogni aspetto della vita, dal lavoro alle relazioni interpersonali. Ma come può emergere la creatività in una società nella quale esiste una iperproduzione di input mediatici e tecnologici? “La creatività fa uno sforzo enorme”, risponde sorridendo Alejandro Fogel. “Non a caso chiediamo a chi partecipa ai nostri corsi di rilassarsi e di mettere a fuoco quelle qualità necessarie per lasciare fluire l’immaginazione. Durante i nostri workshop invitiamo le persone a trascorrere almeno tre ore e mezzo al giorno senza strumenti informatici di sorta, usando semplicemente una penna e un bloc-notes e soprattutto le proprie risorse interiori, specialmente la capacità di sognare. Lasciamo per un po’ la tecnologia fuori dalla porta e raccomandiamo a tutti, dopo il corso, di trascorrere almeno mezz’ora al giorno totalmente scollegati. Consigliamo di scrivere, dipingere, meditare, cantare, danzare, fare qualsiasi cosa per non essere sopraffatti dal flusso delle immagini della società dei consumi”.

Ai Creativity Workshop, partecipano gruppi di 20-30 persone provenienti da tutto il mondo, con un range d’età assai ampio che va dai 25 ai 60 anni. Nonostante le differenze culturali, sociali, geografiche e anagrafiche, tutti – fanno notare Berc e Fogel – hanno le stesse esigenze, le stesse speranze e le stesse barriere.

Imparare a rallentare i propri ritmi e trovare il tempo per ascoltare se stessi è il messaggio lanciato da Shelley Berc e Alejandro Fogel: “Se ognuno di noi si prendesse una pausa di venti minuti al giorno per far emergere la propria creatività, il mondo sarebbe un posto migliore e più civile”.


 

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